Lunedì 27 Marzo 2017

Prosecco DOCG di Conegliano-Valdobbiadene


Conegliano Valdobbiadene, un nome difficile per un vino inimitabile: il Prosecco Superiore. Le cose migliori, del resto, non sono mai facili. Si riconosce ad occhi chiusi già al primo assaggio. Fine, fresco ed elegante ambasciatore di un territorio unico di alte colline ricamate di fitti vigneti. Dal primo aprile 2010, per proteggere questo patrimonio dell’uomo e della natura, arriva la DOCG. Una “G” che significa qualità Garantita, bottiglia per bottiglia.
Il Conegliano Valdobbiadene è ottenuto con alcune varietà di vitigni locali.
Il più importante è il Glera, rustico e vigoroso, con tralci colore nocciola e grappoli piuttosto grandi, lunghi, spargoli ed alati, con acini di un bel giallo dorato, immersi nel verde brillante delle foglie. La prima citazione scritta della sua presenza sul territorio risale al 1772 nel VIII volume de Giornale d’Italia, dove l’accademico Francesco Maria Malvolti parla della qualità della viticoltura locale.
Il Glera garantisce la struttura base al vino di Conegliano-Valdobbiadene, ma possono essere utilizzati in piccola parte Verdiso, Perera e Bianchetta, varietà locali considerate minori ma preziose per completare la struttura del vino, e Pinot e Chardonnay.
Il Verdiso è coltivato nella zona dal 1700 e già nel XIX secolo era diffuso. Viene impiegato per aumentare l’acidità e la sapidità del vino. La Perera, anch’essa diffusa nel secolo scorso, è utilizzata per aumentare profumo e aroma. Il nome si deve alla forma dell’acino o, secondo alcuni, al gusto particolare, che richiama la pera. Infine, la Bianchetta, citata già nel Cinquecento, serve per ingentilire il vino nelle annate fredde perché la sua maturazione è precoce. Per questo motivo si trova spesso nelle aree più alte e difficili insieme al Verdiso.
Il Conegliano Valdobbiadene viene prodotto con un minimo dell'85% di uve del vitigno Glera e, per un massimo del 15%, delle altre varietà citate.
Nella definizione della viticoltura locale un ruolo fondamentale è stato giocato dalla prima Scuola Enologica d’Italia, ancora oggi attiva a Conegliano, dove venne studiata la migliore forma di coltivazione per la vitivinicoltura locale. I produttori di Conegliano Valdobbiadene iniziarono così ad interpretare al meglio i vitigni che concorrono alla produzione del proprio vino, ricamando le ripide colline di vigneti condotti a mano, e a mettere a punto la vinificazione per esaltare le caratteristiche aromatiche, l’eleganza, la freschezza e la vitalità che lo contraddistinguono.